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1984: la grande notte del salto con l’asta
E’ l’edizione post Los Angeles e il Golden Gala torna a vestire il ruolo di terreno di confronto fra chi alle Olimpiadi c’era e chi non c’era, anche se a parti invertite rispetto a quattro anni prima. La gente di Roma ha voglia di grande atletica, tanti hanno passato notti in bianco a guardare le gare d’oltreoceano ed ora vogliono vederli dal vivo, i campioni ammirato sui teleschermi. Comincia Ed Moses, il campionissimo dei 400hs che mantiene la sua imbattibilità portandola a 109 gare senza sconfitte. Vince in 48.01, tempo per lui abituale davanti ad Harald Schmid, un altro degli “eterni secondi” della storia dello sport. Quello di Moses è solo il primo acuto di una lunga serie nella calda serata romana, che passa per il 2,02 della bulgara Andonova nell’alto e per l’83,90 di Syedikh nel martello, ma è per il finale che il Golden Gala conserva il suo clou, qualcosa che nessuno ha più dimenticato fra quelli (e sono tanti, 52 mila persone) che sono all’Olimpico.
E’ ancora la gara del salto con l’asta a promettere i maggiori stimoli, ad avvinghiare alle scomode tribune dello stadio romano anche a tarda ora. Perché il primatista mondiale Bubka (Urs) e il suo predecessore Vigneron (Fra) hanno deciso di risolvere sul posto la loro lunga querelle. Quando anche l’altro sovietico Krupski abbandona la competizione arrivata ad altezze troppo elevate, Vigneron lancia il suo guanto di sfida: 5,91 ottenuti al secondo tentativo. Il primato torna in suo possesso, Bubka lo guarda stupito solo per una frazione di secondo, poi torna a concentrarsi. Tre centimetri più su, dice l’asticella, trascorrono solo nove minuti e Bubka torna padrone con 5,94. Un regno che non mollerà più. Vigneron, che non sa ancora di essere l’ultimo “terrestre” ad essere salito sul trono mondiale prima dell’era Bubka, prova a 5,97 e non ci va neanche troppo lontano. Bubka, assaggia i 6 metri, ma l’appuntamento è solo rimandato.
Nelle altre gare Mennea sconta un malessere accusato in giornata, un calo di pressione, e nei 200 finisce secondo a 5 centesimi dall’americano Butler (20.31). Nei 400 vinti dall’americano Armstead in 45.58 davanti al russo Markin olimpionico a Mosca, sesto è “El Caballo” Juantorena, che chiude così la sua carriera alla quale il pubblico romano dedica un lunghissimo e sentito applauso. Questa volta vittorie azzurre non ci sono, salvo l’esibizione sui 3 km di marcia di Maurizio Damilano: nel peso l’olimpionico Andrei con 20,76 è secondo dietro il sovietico Bojars (21,00). I grandi del tempo onorano il Golden Gala con prestazioni di rilievo: la Ashford sui 100 (10.93), la Brisco Hooks sui 200 (22.82), la Kratochvilova sugli 800 (1:59.05), e il pubblico apprezza di buon grado.

<i>Nella foto: lo straordinario Sergej Bubka in occasione del suo salto record a 5,94 (archivio Fidal)</i>
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