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1985: gli americani fanno man bassa
Il Golden Gala furia di grandi prestazioni comincia a crescere nella considerazione generale e nel 1985 ottiene la qualifica di prova finale del Grand Prix, resumée della stagione al quale quasi tutti i big dell’atletica mondiale “devono” essere presenti. Ne esce fuori un’edizione di alto contenuto tecnico anche se dopo aver vissuto le emozioni dell’anno prima con il confronto ad altezze celesti fra Bubka e Vigneron, c’è chi rimane un po’ deluso non avendo potuto assistere ad alcun record mondiale.
Tanti colgono proprio a Roma i punti necessari per aggiudicarsi la classifica del Grand Prix di specialità e i conseguenti dollari messi in palio. Calvin Smith correi 200 in 20.54, Franks i 400 in 44.87, Padilla e Maree fanno doppietta americana sui 5000 con 13:27.79 per lo statunitense di origine messicana che vicne così anche il Grand Prix generale. D’altronde l’epopea degli africani è ancora di là da venire… Nel lungo Conley raggiunge gli 8,22, nel giavellotto Petranoff fa quasi spaventare i tifosi in curva lanciando l’atterzzo a 90,80. Fra le donne la Griffith si aggiudica i 100 in 11 secondi netti, la Decker Slaney vince i 3000 in 8:25.83 battendo Puica e Budd e conquistando la classifica complessiva del circuito. Bellissima la gara dell’alto donne, con la Kostadinova che arriva a 2 metri e la Simeoni che giunge quarta con 1,90.
Bubka e Vigneron ci sono anche quest’anno: la loro sfida non è da primato, ma resta ugualmente appassionante. E’ ancora Bubka a spuntarla con 5,85 contro i 5,80 del rivale. Gli italiani questa volta rimangono a guardare, nessuno sale sul podio, ma lo spettacolo è tale che nessuno si sente di accusarli. C’erano, di fronte al meglio dell’atletica mondiale, che ha concentrato in una serata una sorta di Mondiale anticipato.

<i>Nella foto: l’arrivo vittorioso nei 5000 di Doug Padilla, primo padrone del Grand Prix (archivio Fidal)</i>
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