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1988: Lambruschini, scacco matto ai kenyani

I Mondiali di calcio del ’90 sono vicini e l’Olimpico è sottoposto a una lunga operazione di “restyling” che comporta la sua chiusura. Il Golden Gala è costretto a emigrare: Verona risponde per quanto può, la gente non manca sugli spalti (13.500 persone) ma non è la stessa cosa… Oltretutto la città scaligera regala alla serata atletica un clima umido che certamente non aiuta le grandi prestazioni, che pure comunque arrivano, a dimostrazione che quando si è campioni veri non ci sono ostacoli che tengano. Questa volta l’uomo capace di infiammare le folle è italiano, un mezzofondista proveniente da Fucecchio, la patria di Indro Montanelli: Alessandro Lambruschini riesce nell’impresa di dare scacco matto ai maestri keniani nei 3000 siepi. Pur staccato dallo specialista Julius Kariuki al suono della campana, il toscano si scatena, recupera 15 metri e piazza uno spunto finale che, in vista delle successive Olimpiadi di Seoul, è pieno di promesse. 8:19.72 il responso cronometrico, che dopo gare come questa non dice neanche molto.

Said Aouita dopo la sbornia di gloria dell’anno prima si cimenta in una specialità nuova, gli 800 metri: fa impressione vederlo competere con atleti dall’impostazione tecnica ben diversa, ma il marocchino dimostra di saperci fare, eccome. Si nasconde per tutto il primo giro, poi impone la sua regale progressione per affiancare il brasiliano Barbosa ai 600 e andarsene verso il traguardo, anche se fatica a contenere il ritorno del metalmeccanico britannico Peter Elliot, ultimo esponente di una scuola affascinante. 1:44.64 è il tempo finale, a dimostrazione di un talento senza limiti. E il mezzofondo regala anche l’impresa della rumena Paula Ivan, che nei 1500 scende a 3:58.80, miglior prestazione mondiale dell’anno, in una gara nella quale Gabriella Dorio si ritira dopo 950 metri riponendo le sue ambizioni olimpiche.

Il caldo penalizza soprattutto la velocità, dove sui 100 il giamaicano Stewart vince in un modesto 10.27 mentre sui 2300m la spunta il britannico Regis in 20.76. Fra le donne i 100 vanno all’americana Sshford in 11.49, pochi giorni dopo i Trials olimpici e con addosso ancora la fatica di viaggio e conseguente jet-lag. Per il resto una citazione speciale la merita un altro arocchino, il giovane Brahim Boutayeb: vince i 5000 in 13:33.95, all’arrivo annuncia a tutti che andrà ai Giochi per stupire. E purtroppo ci riuscirà, a scapito del nostro Antibo.

 

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