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1991: Roma si riprende il meeting

Roma si riappropria del Golden Gala dopo quattro anni e questa è già una notizia. La Capitale, che aveva quasi dimenticato la grande atletica, dimostra di amare questo sport riversandole addosso un eccezionale calore popolare fatto di oltre 41 mila spettatori appassionati e competenti, e una volta tanto non troppo nazionalisti. Applaudono cioè tutti, anche il giovane keniano Kinuthia che in un 5000 di altissimo livello beffa Totò Antibo scendendo sotto i 13:10, tempo d’eccezione. Il siciliano è comunque contento, ha dato spettacolo e il pubblico lo ripaga con calorosi applausi, come anche Gennaro Di Napoli che illumina la serata di metà luglio con una vittoria autoritaria sui 1500 metri, in 3:33.74, lasciando a debita distanza il keniano Kibet e il brasiliano De Oliveira.

Ma non è solo il mezzofondo a regalare emozioni a una serata che era nata fra mille paure ed avversità, non ultima uno sciopero degli aerei che rischiava d’impedire l’arrivo di gran parte delle stelle straniere. Una, la più attesa, aveva dato forfait proprio alla vigilia, l’americano Leroy Burrell, numero uno della velocità, tornatosene al di là dell’Atlantico dopo qualche prestazione negativa. Ma gli organizzatori hanno fatto buon viso a cattivo gioco e hanno trovato una nuova stella nel namibiano Frankie Fredericks, approdato nell’atletica che conta da appena un anno, ossia dal riconoscimento ufficiale della sua federazione. Fredericks vince i 200 in 20.08 con vento quasi nullo e a molti ricorda la progressione irresistibile di Pietro Mennea. Gli applausi di stima nei suoi confronti sono sinceri.

La serata romana, calda ma non troppo, promuove tanti campioni facendo del Golden Gala uno dei migliori meeting mondiali dal punto di vista tecnico: la bulgara Kostadinova ritrova la “sua” magica pedana e nell’alto vince con 1,98, nei 3000 siepi la gara lanciata su ritmi da record del mondo dalla folta pattuglia keniana viene vinta un po’ a sorpresa da Barkutwo, che in 8:08.39 precede il “maestro” Kiptanui. Bellissima la gara dei 110hs dove Jackson si fa perdonare precedenti esperienze italiane deludenti vincendo in 13.09 per un solo centesimo su Foster. Nell’asta Yegorov (Rus) sale a 5,80, nel lungo vince il tedesco Haaf con 8,12. Resta da dire della regina della serata, la giamaicana Merlene Ottey adottata dal pubblico di Roma, dove vive e si allena: sui 100 trionfa in 10.87 dando un’impressione di leggerezza e potenza che ammalia il pubblico presente.

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