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1993: ben sette mondiali stagionali

Protagonista della tappa romana del Grand Prix è il caldo afoso, nemico delle grandi prestazioni cronometriche, eppure a dispetto di ciò i 38 mila spettatori convenuti sugli spalti dell’Olimpico hanno potuto godersi sette primati mondiali stagionali oltre ai tre tentativi alla siderale misura di 6,14 dello “zar” dell’asta Sergey Bubka, alla fine vincitore con 5,90. Gli italiani onorano al meglio la competizione ed anche quest’anno regalano una vittoria: stavolta tocca ad Alessandro Lambruschini, che dopo tanti tentativi riesce finalmente ad avere ragione di tutti i keniani, sfruttando anche un ritmo non proibitivo tanto che per vincere gli basta 8:17.54, tempo normale anche per lui.

Nei 200 tutti attendono la rivincita fra Frankie Fredericks e Michael Johnson, ma ancora una volta la pista dell’Olimpico si dimostra stregata per l’americano, che dopo una buona partenza s’inchina al ritorno dell’africano primo in 20.18. Appassionante è la sfida sui 110hs fra il gallese Colin Jackson e il canadese Mark McKoy, per anni compagni d’allenamento. La spunta il primo con 13.11 contro il 13.20 dell’atleta d’oltreatlantico. Naturalmente sono le prime due prestazioni mondiali stagionali, come record dell’anno è il 67,80 con il quale il tedesco Lars Riedel mette in riga il meglio del disco mondiale.

Che l’Africa sia diventata ormai padrona del mezzofondo lo dimostra la gara dei 5000 metri: Panetta, pur correndo in 13:23.81, non è che decimo, lontano dal vincitore, il keniano Bitok (13:10.66). Fra le donne è ancora la Ottey la donna più ammirata: la giamaicana vince i 100 in 11.13, superando con la sua progressione la russa Voronova e la nigeriana Onyali in una gara che comunque risente del caldo. La Kostadinova nell’alto si ferma a 1,98, nel triplo la russa Lasovskaya vola a 14,64. Alla fine la migliore italiana è la Trabaldo, che negli 800 sfiora i 2 minuti finendo quinta.

 

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