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2004: Un fotofinish quasi infinito
La notte del 2 luglio accade l’imponderabile: il re cade dal trono. Hicham El Guerrouj, dopo una lunga serie di vittorie perde sui “suoi” 1500 metri. E poco conta che arriva a Roma in precarie condizioni di forma, nel pieno dell’inseguimento di una condizione che gli consenta di sfatare il tabù olimpico. La pista che per lui è sempre stata un paradiso si trasforma in un inferno: sul rettilineo finale il marocchino si presenta dopo aver ricevuto una gomitata nel concitato accaparrarsi le migliori posizioni e nella volata non riesce a rintuzzare il francese Baala e il rappresentante del Bahrein Ramzi, vincitore a sorpresa. Guarda caso, due ex connazionali. Il tempo finale, 3:30.25 non fa altro che accrescere la rabbia del campione marocchino.
Mezzofondo sugli scudi, come sempre al Golden Gala. I 5000 proiettano 5 atleti sotto i 13 minuti, ma chi sorprende è il keniano Eliud Kipchoge, che legittima il titolo mondiale vinto l’anno prima mettendo d’accordo el Guerrouj e Bekele siglando con 12:46.523 uno dei migliori tempi mai fatti segnare. E’ il record della pista e conoscendo la storia del Golden Gala è un record che vale tanto oro quanto pesa. La velocità promuove atleti normalmente ritenuti seconde linee, come il ghanese Zakari (10.10) e la bielorussa Nesterenko (11.17, ma si scoprirà ad Atene come questa considerazione vada rivista). Nei 200 Fredericks manca la settima vittoria, troppo forte è Buckland, delle Maurtius, che vince in 20.20 con un buon vento contrario.
Negli 800 si rivede Longo, quarto in 1:44.42, nella gara vinta dal primatista mondiale danese Kipketer in 1:43.88. Bellissima poi la sfida sui 110hs fra Allen Johnson e il cinese Liu Xiang, spalla a spalla anche sul filo di lana. 13.11 il tempo di ambedue e ore passate davanti al fotofinish per decretare alla fine la vittoria dell’americano. La serata romana offre tante prestazioni di alto livello, come l.’1:57.68 della slovena Ceplak negli 800 o il 7,01 della russa Lebedeva nel lungo, dove la may finisce nelle retrovie con 6,41. Volano poi le altiste: la russa Slesarenko e la sudafricana Cloete valicano l’asticella a 2,03. Vince quest’ultima, ma per il pubblico sono a pari merito nella scala dell’apprezzamento.
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