(13-07-2007) Asafa Powell, Andreas Thorkildsen, Michelle Perry, sono solo alcuni dei campioni presenti ad aver offerto grandi prestazioni allo Stadio Olimpico. Poi l'applauso più fragoroso è arrivato per Andrew Howe.
La serata prende il via in uno Stadio Olimpico che per l’occasione si è rifatto il trucco, con foto formato gigante dei grandi campioni del Golden Gala a decorare le tribune e la trovata geniale di schermi lineari sul campo ad introdurre ogni gara, a mostrare i nomi degli atleti ed i risultati delle gare con piacevoli effetti grafici. Il tutto ovviamente inserito in un palcoscenico di grande effetto con un pubblico numeroso, stimato attorno alle 40000 persone.
Un pubblico che ha rumoreggiato parecchio quando Andrew Howe ha conquistato il primo posto nel lungo grazie al 8,12 dell’ultimo salto. Misura normale per Andrew, ma la migliore di tutte su una pedana che ha fatto segnare solo tre misure sopra gli 8 metri. Mai in gara Dwight Phillips, è stato Miguel Pate a condurre, fino a che Howe ha tirato fuori dal cilindro il salto della vittoria. Da segnalare purtroppo l’incidente occorso a Salim Sdiri, ferito per uscita fuori settore del giavellotto lanciato dal finlendese Pitkamaki. Fortunatamente nulla di grave per il francese solo tanta paura e momenti di concitazione. 
Momenti che probabilmente hanno inciso parecchio sulla restante parte di gara di Tero Pitkamaki, visibilmente turbato dopo il lancio sfortunato. Per lui comunque buon secondo posto con 86.09, dietro ad un fenomenale Andreas Thorkildsen. Il norvegese è tornato al successo con un eccellente 88.36. Terzo lo statunitense Breaux Greer, a completare un podio che nei nomi potrebbe anche essere quello di Osaka.
Buone performances sono arrivate dagli ostacoli grazie alle vittorie di Anwar Moore e Michelle Perry. Sui 110 spalla a spalla da brivido fra Dayron Robles e Anwar Moore, con l’americano che si tuffa meglio sul traguardo per vincere di un centesimo: 13.16 contro 13.17.
Eccellente prova di Michelle Perry nei 100 hs: lei era una dei 4 atleti ancora in corsa per il jackpot di Golden League, non solo continua a rimanere una seria pretendente ma fa anche segnare il nuovo primato mondiale stagionale con 12.44, sbriciolando le avversarie.
Altra attesa protagonista di giornata era la russa Yelena Isinbayeva nell’asta, anche lei atleta da jackpot. Putroppo è mancato il duello con l’americana Jenn Stuczynski, a causa di un infortunio di quest’ultima proprio a gara in corso. Ma Yelena ci teneva comunque a far bella figura a Roma, e così è arrivata la vittoria con un gran 4,90; poi tre tentativi falliti a 5,02 non hanno regalato il tanto sospirato record del mondo.
Continuando con i salti, altra gara molto seguita dal pubblico è stato l’alto femminile, con Blanka Vlasic e Kajsa Bergqvist protagoniste, uniche due a varcare quota 2 metri. La misura di 2,02 è stata però decisiva a vantaggio della croata con la Bergqvist battuta. Quarta l’italiana Antonietta Di Martino, che stavolta non riesce a far meglio di 1.95, superata anche dalla spagnola Beitia, terza con 1.98.
Nel triplo a Christian Olsson è stato sufficinete il salto di entrata a 17.19 per primeggiare sino al termine, avvicinato solo all'ultimo turno dal cubano Osniel Tosca, secondo con 17.10. Lontano il primatista mondiale dell'anno, il brasiliano Jadel Gregorio, solo quinto con 16.92. Di sicuro stasera la pedana dei salti in estensione non è cosa da ricordare in termini di prestazioni.
Asafa Powell sorprende sui 100, vincendo in un notevole 9.90, peraltro voltandosi a circa 70 metri per controllare il suo diretto avversario Derrick Atkins, secondo in 10.02. Dietro finiscono il drappello di americani, ma anche l'italiano Simone Collio, al personale in 10.19, minimo per i Mondiali.
Sprint al femminile per Torri Edwards: l’americana chiude in 11.03, sopravanzando la connazionale Melisa Barber seconda in 11.11 e la giovane bulgara Naimova terza in 11.14.
Giro di pista maschile tutto all’insegna degli americani con un finale da brivido come ai Trials fra Lashawn Merritt e Angelo Taylor. Stavolta Merritt si vendica e rifila una sconfitta all’avversario imponendosi con un perentorio 44”44, contro il 44.55 di Taylor.
Tra le donne si è imposta con superiorità la statunitense Sanya Richards, ancora in lotta per il jackpot. Per lei 49.77, crono che le ha consentito di staccare nettamente la senegalese Mbacke Thiam, 50.15, e soprattutto le connazionali che l’avevano sopravanzata ai Trials, cioè Hastings e Trotter, entrambe piuttosto deludenti.

Sorpresa nel finale sui 1500 uomini, con il marocchino Adil Kaouch a vincere la volata su tutti: per lui personale portato a 3:30.77, secondo tempo dell’anno. Buoni anche i risultati degli altri, con Boukensa e Korir rispettivamente a 3:30.92 e 3:31.18.
Ancor più sorprendente il vincitore degli 800, il saudita Al-Salhi, battutosi sino all’ultimo metro in volata: tempo non eccezionale, 1:46.18, ma avversari sconfitti di gran valore, tra cui Mulaudzi, Bungei e Laalou.
Negli 800 donne la giamaicana Kenia Sinclair mette la quinta nel rettilineo finale e si fa gioco della keniana Janet Jepkosgei, superata sul traguardo anche dalla spagnola Mayte Martinez. 1:59.45 il tempo della vincitrice, mentre l’iberica Martinez ottiene lo stagionale con 1:59.74.
Al termine della serata gare emozionanti di 400 hs: finale concitato al maschile con Kerron Clement e Louis Van Zyl a lottare fino all'ultimo ostacolo, dopo il quale il sudafricano trova gli appoggi migliori per imporsi sul giovane talento statunitense: soli due centesimi alla fine li separano, 48.24 a 48.26, con terzo posto per James Carter in 48.31.
Jana Pittman-Rawlinson sembra aver ritrovato il gusto per la vittoria: per lei chiusura in 54.91, rimontando nel finale la sempiterna Sandra Glover e tenendo a distanza le inseguitrici.
I 5000 uomini ancora una volta non hanno deluso, facendo segnare la prima migliore prestazione mondiale dell’anno grazie all’etiope
Sileshi Sihine, splendido vincitore in volata in 13:01.46, davanti al keniano Eliud Kipchoge secondo in un buon 13:02.10. Ma ottima gara lo è stata anche per gli inseguitori con ben 8 atleti sotto i 13:10, a confermare che all’Olimpico i 5000 regalano sempre grandi risultati.
Si migliora e di molto anche la marocchina Alaoui Selsouli nei 5000, abbassando il personale di oltre 20 secondi. Per lei vittoria facile con la neozelandese Kimberly Smith staccata a 14:49.41.
Il Golden Gala infine quest’anno ha anche voluto dedicare uno spazio agli atleti diversamente abili. A tal proposito vale la pena ricordare le imprese di Ian Jones, inglese, vincitore dei 100 metri Disabili T44 ed il secondo posto del sudafricano Oscar Pistorius nei 400. “Blade runner”, questo il soprannome del campione paraolimpico Pistorius, chiude al secondo posto nella serie promotional contro gli atleti italiani normodotati con un notevole 46.90, dietro solo a Stefano Braciola primo in 46.72. Da ricordare che questa è la prima volta che Pistorius sfida in un meeting internazionale atleti normodotati. Al termine della gara ovviamente applausi a scena aperta: un bel messaggio di solidarietà e sport.
Appuntamento a Roma al prossimo con la grande atletica del Golden Gala!
Simone Proietti
Nella foto in basso: Andrew Howe esulta per la vittoria con il Direttore del Meeting, Luigi D'Onofrio (Foto Colombo per Omega/FIDAL)